La sollecitazione indotta dalla realtà contemporanea verso una continua ri-perimetrazione disciplinare conduce ad una profonda riflessione sul concetto di sostenibilità. Più che sugli esiti tipologicizzati e propagandistici dell’attuale architettura ecologica “certificata”, si reputa centrale un approccio basato sulla contaminazione tra architettura, paesaggio ed ambiente.

Le risorse del territorio, siano esse appartenenti alla sfera dei flussi energetici, del ciclo di vita dei materiali, del programma funzionale, delle componenti estetico-paesaggistiche, così come della composizione architettonica e urbana del contesto insediativo, assumono il ruolo di materiali di progetto trovando diversi assetti all’interno di scenari possibili. La misura della sostenibilità di un intervento diventa, così, un parametro composito che include valori eterogenei, appartenenti a discipline diverse e, talvolta, difficili da integrare. Dunque, l’approccio progettuale di tipo pratico, didattico o di ricerca a cui si volge lo sguardo deve poter fornire “trasversalità” alle competenze tecniche e progettuali, mirando ad una figura professionale flessibile e interdisciplinare.

Il progetto di architettura e la consapevolezza ambientale ad esso legata, colgono nuovi contenuti in alcune chiavi teoriche: la co-funzionalità o capacità multitasking delle realtà immaginate; la processualità, ovvero la concezione fenomenologica del progetto, la quale lega la dimensione spaziale a quella temporale e la parametricità intesa in termini di modalità di indicizzazione della relazione tra le parti, al fine di contemplare e controllare infinite possibili variabili.

Oltre che dalle attività professionali derivate da incarichi e da concorsi, tali considerazioni scaturiscono da un impegno ventennale di docenza e ricerca all’interno del Politecnico di Milano.